giovedì 29 aprile 2010

Quarto ricovero - terzo e quarto giorno

Cari lettori, scusate l'assenza.
Ultimamente ho avuto delle cose da fare, tipo...seguire le psicoterapie con cervello; tipo...continuare,con più convinzione, la ricerca di un lavoro che mi permetta di sopravvivere; tipo...impegnarmi nella selezione per un corso gratuito per operatore portatori di handicap; tipo...cercare di vivere come un persona "normale"; tipo...fissare il Vuoto...l'aria...
Ogni fallimento è un colpo, un duro colpo che difficilmente lascia la mia mente e il mio corpo illesi. 
Si preannuncia un quinto ricovero? O meglio, la mia reale fine (finalmente!)?
Mah...in fondo ogni sforzo di sopravvivenza sembra vano. Nulla da risultati, neanche il più piccolo.
Il mio ragazzo e il mio caro Dottore mi sono vicini. Certo, li vorrei sempre con me; vorrei passare più tempo con A. e avere più colloqui con il Dottore. Forse chiedo troppo.
Le giornate sono caratterizzate dal SILENZIO.
Nel frattempo continuo a riportarvi i frammenti di diario relativi al quarto ricovero. Spiacente per i contenuti, magari poveri, e lo strambo modo di scrivere, ma abbiate pazienza, sotto effetto, chi potrebbe scrivere decentemente?.

Grazie a tutti coloro che continuano a seguirmi.


"Mercoledì 23 settembre 2009

Basta medicine, basta tutto! Se oggi A. viene a prendermi, cercherò di vivere una vita sana il più possibile. Mi dedicherò alla casa, al lavoro e ad A.
NON VOGLIO PIU’ STARE QUA' DENTRO.
BASTA OSPEDALE.
BASTA RICOVERI.
Io l’avevo detto che questo era un mese maledetto.
Quarto ricovero per non si sa che motivi.
Non riesco a leggere e a scrivere. Sto male, le ferite del legaggio al letto mi fanno male, mi fanno male anche i muscoli, tanto tutta la notte mi sono agitata ed ho urlato. Per la dieta dovevo entrare in ospedale, ho giusto buttato giù qualcosa ieri perché me lo ha offerto il mio caro Dottore; una sorta di succo di frutta o frullato vitaminico.
Ok smetto, non connetto le parole. Preferisco staccare, sono sicura che alla fine di tutto qualcosa di buono di scritto ne trarrò; mi basta appuntarmi le cose sui fogli del giorno, anche se qui, a dir la verità, i giorni son tutti uguali.


Giovedì 24 settembre 2009

Gli psichiatri non fanno altro che il loro lavoro. Passano per il giro visite: due secondi per dir loro come stai e finito, medicinali et voilà! il loro compito della giornata è fatto. Tutto il resto del giorno sei SOLO. Ma io non mangerò, ho deciso, non possono obbligarmi a farmi fare tutto ciò che vogliono. Manco una birra! Uscirò da qui come uno zombie, già mi vedo; le faccende di casa saranno insormontabili. Sarò pure disoccupata.
Non vedo l’ora di uscire, sto malissimo e una volta uscita non MI CURERO’ PIU’ (merda, non riesco a leggere e a scrivere!). Fortuna Moio Moio (lo storico orsacchiotto) e il mio peluches per dormire (dormo praticamente tutto il giorno con loro vicini) e il mio cellulare sotto, non si sa mai.
Ps: ore 11.30 e i dottori non sono ancora arrivati.
INDIFFERENZA E DISTACCO.
IL CIBO NON PUO’ COLMARE IL VUOTO e loro lo sanno, ma sembra che qui a nessuno gliene freghi qualcosa, basta somministrare psicofarmaci e via, lavati la coscienza.
Sono poi arrivati gli specializzandi…che merda, no comment. Con loro non ci parlerò più, parlerò solo ed esclusivamente col mio caro Dottore.
Ore 12.30 – tra poco iniezione di Tavor (da 4 ml, credo)
L’unica cosa che voglio fare qui dentro è dormire per non soffrire. E intanto non mangio; al più quando viene A., ma qui, io da sola, proprio non toccherò cibo; sono arrabbiata, arrabbiatissima ma non posso descriverlo perché è troppo. La violenza risposta con la violenza non porta a nulla e se ora sono scontrosa con gli specializzandi non c'è chiedersi il perché. Se e quando tornerò a casa, mi metterò al lavoro nel pc per scrivere. E intanto, anche se ora non scrivo, le emozioni non si dimenticano; parlerò solo col mio caro Dottore e con A., per il resto me ne starò in SILENZIO.
Ps: speriamo che a casa il flacone non l’abbia trovato A., per la birra se l’ha gettata, pazienza.
E poi l’anno scorso ne sono uscita con 74 chili, quest'anno ne vorrei uscire con 54 (poi se è meno pazienza). Solo caffè, cappuccino e un po’ di cibo quando c’è A., stop. Ah ah! Uscirò da qui che sarò un figurino. Se riesco, dopo leggo (mannaggia la mente assonnata…a casa non era così, divoravo i libri ed ero sveglia).
Ps: solo perché non voglio il Depakin non mi fanno uscire, che stronzi!
Ore 15 circa – terapia 20 gocce di Tranquirit (diazepam) + cappuccino (che buono che era, ora me lo farò prendere sempre per il pomeriggio).
Ho un sacco di idee, ma la mente è atrofizzata e i caffè che prendo sono decaffeinati (…meglio di nulla).
Torno a dormicchiare.
Ma quanto vorrei essere davanti al mio pc e scrivere. Quel che più mi da fastidio è che non riesco a leggere, gli occhi sono pesanti, le palpebre di piombo. Ma no, devo resistere, come quando dovevo allenarmi per correre sempre di più. No, questo ricovero non mi distruggerà, né mentalmente né fisicamente (spero di non parlare così ora perché mancano solo tre giorni al ciclo, quest’ultimo speriamo non sia abbondante: mangio poco, e spero duri poco).
Non c’entra nulla ora, ma…non posso neanche fare i colloqui con la Dottoressa di prima. Perché? Vacci a capire qualcosa!
Cena: purè, n.2 prugne"

Foto del mio armadietto in reparto in cui ci sono scritte le regole mie e quelle dettate dalla Voce, nonchè il fatto che parlo SOLO col mio Dottore

 




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