domenica 6 novembre 2011

9 - Frammenti di diario (ricovero...in un altro reparto)

"In un attimo mi ritrovo piegata in due dai dolori. 
Usciamo dal negozio. 
"Vuoi andare da qualche altra parte?" mi chiede A.
"Andiamo pure dove vuoi" rispondo a stento io.
"Andiamo a casa" decide A.
Arrivati a casa mi butto per terra in ginocchio. "Ma stai così male?" Annuisco.
Mi trascino in camera e, sempre in ginocchio, mi appoggio al letto. E' buio: mi da fastidio la luce e tengo gli occhi chiusi. Cerco di controllare il respiro, magari il dolore se ne va piano piano. Sono da poco passate le ore 18.
"Vuoi che ti porto al Pronto Soccorso?" mi chiede A.
"No, no, tanto passa" e mi faccio coraggio da sola.
"Ti porto una camomilla?" 
"Magari" rispondo.
Bevo la camomilla, quindi un bicchiere di acqua col bicarbonato.
"Se ti viene da vomitare così almeno vomiti" mi dice A.
Passa del tempo. Il dolore scende: l'addome va in fiamme.
"Da ciò che mi dici potresti avere i calcoli ai reni, a mio padre è successo e aveva i tuoi stessi dolori" dice A. "Ora proviamo a bere, così magari liberi i reni, il calcolo scende e se ne va con la pipì" prosegue A. (che caro questo ragazzo, gli voglio un bene dell'anima).
Gli do retta: bevo più di un litro di acqua.
Poi sembra che debba andare in bagno e iniziano a farmi male i reni: mi siedo sulla tazza. Non esce nulla, eppure la vescica mi scoppia.
"Basta, ho deciso: si va al Pronto Soccorso" dice A.
Sono le ore 20 circa.
Arriviamo al Pronto Soccorso: manco a dirlo, passo subito.
Mi riservano un lettino ma non riesco a stare sdraiata e nemmeno seduta. Mi prendono i parametri: febbre, pressione, analisi del sangue e altro che non ricordo. Poi vengo visitata. Mi sdraio, mi premono sull'addome (e io salto) e verificano con altre domande alle quali non riesco a rispondere con lucidità tanto è il dolore. Mi iniettano una bomba di antidolorifico: tempo mezz'ora non sento più nulla (o quasi).
Seguono: i raggi, l'ecografia, la risonanza magnetica con liquido di contrasto, ancora visite e domande. 
Torno al mio lettino. Sono le ore 23.40.
Mi richiamano, questa volta A. viene con me. 
Mi visita un chirurgo (e li per lì mi prende un colpo perchè nessuno mi stava dicendo nulla circa la mia situazione) che mi rivolge ancora domande: gira e rigira, sempre le stesse (è incinta, quando ha avuto l'ultima mestruazione, hai mai avuto dolori addominali così, come va di corpo, ecc...ecc...). Il chirurgo mi guarda e a me sembra che non sappia assolutamente cosa dirmi e invece dopo poco mi fa: "Potrebbe essere un follicolo infiammato...o l'appendicectomia...sarebbe da operare...il taglio non sarebbe piccolo, ma non essendo sicuro, aspetterei. Ti ricovero per tre o quattro giorni, stai a digiuno e vediamo come va". Mi viene da piangere non tanto per l'eventuale operazione, ma perchè dovrei essere ricoverata, perchè potrei perdere dei giorni di lezione, perchè A. farebbe avanti e indietro, da casa all'ospedale e ritorno. No, non voglio...ma non ho scelta, a casa il chirurgo non mi ci manda.
Quindi degli infermieri mi portano al reparto di Chirurgia Generale, stanza Z letto 58. 
Sono le ore00.45.
A. va a casa per prendermi un pigiama, dei prodotti per il bagno ma soprattutto per i miei psicofarmaci che a quell'ora, ancora, non avevo assunto. Se il dottore che mi aveva vista la prima volta fosse stato così gentile di mandare qualcuno a prendere i miei farmaci in Psichiatria, A. non avrebbe fatto quel viaggio a quell'ora così tarda in un notte così particolare: la notte di Halloween.
Intorno alle ore 3, A. e di ritorno; mi aiuta a mettere il pigiama, prendo i miei farmaci, mi da un bacio e mi dice "A domani".
Nel frattempo io vengo sottoposta a bombe di antibiotico che entrano in vena alla velocità della luce: come mi mettono la boccetta, subito che ne arriva un'altra più grossa, quindi un'altra ancora e ancora. Mi addormento, ma prima, chiedo ad un dottore al quale ho dovuto rispondere ancora a delle domande, se era possibile sapere che c'era il mio caro Dottore di turno. Questa volta vengo accontentata e gentilmente quel dottore s'informa dicendomi poi che il mio Psichiatra sarebbe stato di turno il pomeriggio del giorno dopo.
Starò ricoverata il primo novembre, il 2 e il 3. 
A. sarà sempre con me salvo le ore di lavoro.
Il primo novembre, nel pomeriggio mi viene a trovare il mio caro Dottore: non riesco a descrivere la gioia che mi ha dato. In quella stanza, in quel momento le uniche due mie persone fidate: A. e il mio caro Dottore.
Il 3 mi sento decisamente meglio e inizio ad avere una fame che non mi fa più capire se i dolori sono dovuti all'infiammazione o alla mancanza di cibo.
Mi vedo allo specchio sono un cadavere, unta e puzzolente nonostante i lavaggi "a pezzi" (col bastone della flebo non avevo molto spazio di movimento).
I giorni passavano e nessuno mi diceva cosa stava succedendo dentro di me, tranne che i globuli bianchi erano tornati ai livelli normali, segno che l'infezione (non si sa di cosa) era sotto controllo e stava retrocedendo.
Il mio cervello inizia a svalvolare, e le voci iniziano a tormentarmi: voglio uscire da lì. 
Inizio a chiedere ad un  infermiere se era possibile essere dimessi quella sera stessa. Mi guarda perplesso, io insisto.
Dopo varie telefonate e passaggi di dottori, vengo dimessa e torno a casa con A."


Nel finale, l'ho fatta breve, tanto non era interessante dire con chi ho parlato e i tempi di attesa. 
Ora devo seguire una dieta per qualche giorno e prendere degli antibiotici fino alla completa "guarigione". Giovedì prossimo ho una visita in Chirurgia per vedere se tutto è tornato a posto. Ancora non mi sento affatto bene, mi sento debole e poi non posso bere il caffè che per me è una grande mancanza. E' dal 31 ottobre che non tocco libro...ero al pari, ora sono indietro...Amici miei, aiutatemi.


C'è una cosa che però ho imparato: mai più farò uso pesante di lassativi, anzi, non li vedrò mai più, o addio a parte dell'intestino.


n.b.: ma la scadenza che mi ha dato la Voce (l'11-11-11) ha ancora un senso? Sono a posto così? Può andare questa esperienza o ne devo attendere un'altra?
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