mercoledì 1 dicembre 2010

Solitudine & Isolamento

Sembra che io non sappia stare al mondo
Oppure faccio parte di quella piccolissima fetta di popolazione che ha un cosi detto "ideale" e che si batte per quello.
No, nessuna delle due (credo...). 
Semplicemente odio le irregolarità, i soprusi, gli isolamenti, chi si approfitta degli altri senza mai dare nulla in cambio, neanche a livello di umanità. Odio chi vuole tutto, senza fare alcun sacrificio.
Risulto sempre sola, isolata...forse ho qualcosa che non va...oppure sono gli altri.
Non sono il tipo che parla liberamente della sua vita; difficilmente mi fido dell'altro; ho il Moleskine nero che, arrivato al primo di dicembre, esplode per il contenuto; mi vesto "strana" a sentire gli altri (secondo me, son tutti gli altri a vestirsi tutti uguali); non ho dato precise "indicazioni" circa la vera motivazione per la scelta di questo corso e di come faccio a sapere certe nozioni di "cultura psichiatrica" e di dolore mentale (pare sia troppo avanti e risulto una persona che già lavora nel campo della salute mentale....e qui rido io); da poco sono la seconda rappresentante di classe e chi si comporta in maniera irregolare, ha timore che io vada a riferire la cosa alla coordinatrice. ...Insomma, tutto ciò mi rende particolare e all'altro, probabilmente, dapprima suscito interesse o curiosità, poi...paura? Bhò...resta il fatto che rimango sola.
Non amo studiare in gruppo: ho un modo tutto mio di fare, salvo però non ci si riunisca per fare "il punto della situazione" (mi piace la collaborazione); ma no, questo non accade, perchè implica un "lavoro" da parte di ogni singolo partecipante al gruppo di studio. Invece succede che "chi non sa fare", o "non ha tempo" o "non-so-quale-altra-scusa", lavora sugli appunti e i riassunti degli altri. Questa cosa la odio. E poi c'è da considerare che succede spesso una buffa (se così la vogliamo chiamare) situazione in cui capita che un argomento che io ho chiarissimo in testa, la maggior parte degli altri non lo ha capito, e viceversa. Così, anche in questo caso, risulto sempre sola.
Non amo mangiare in gruppo: come si sarà capito, per me mangiare è un momento di particolare attenzione; se qualcosa va storto ne va della mia già precaria stabilità emotiva. Per cui mangio da sola, o non mangio affatto. Così, anche in questo caso, risulto sempre sola.
Ad essere sinceri, star soli non mi da fastidio come si potrebbe pensare leggendo questo post, anzi! ...sarà poi perchè ci son abituata dalla nascita.
No, no. Mi da fastidio il fatto che vengo a sapere certe cose sul mio conto (vere o meno c'è da chiederselo) per vie traverse, non in faccia come di solito faccio io. Ok, non siam tutti uguali. 
Ma c'è una cosa che più di tutti  non sopporto. In breve: sono in un corso di laurea che formerà persone in grado di aiutare il prossimo disabile, fisico e/o mentale, di tutte le età, un corso dove l'empatia dovrebbe regnare, un corso che dovrebbe sensibilizzare verso l'altrui sofferenza... e proprio in questo corso, si formano i "gruppetti" che evitano e/o escludono chi non fa comodo o ha qualcosa di "strano" (come me).
Ci soffro...perchè proprio io, potrei essere una di quelle persone che potrebbe aver bisogno di queste matricole una volta laureate...
Ci soffro...perchè non vedo quello che ci dovrebbe essere in un corso del genere.
Mi domando: se una persona sente la "vocazione" nell'aiutare il disagiato, ce l'ha solo mentre lavora, o la dovrebbe avere sempre, indipendentemente dal contesto? Rifletto, da sola (ma forse ne parlerò con la psicologa oggi pomeriggio). 
Me ne dovrei fregare di tutto questo, vero (come mi dice A.) perchè io son là con uno scopo ben preciso, ovvero quello di laurearmi per un lavoro che sarà (lo spero tanto) l'aiutare chi non sta bene, e non star dietro a queste cavolate da bambinetti; se poi trovo "amicizie & divertimento" ben venga.


"Walking In My Shoes" Depeche Mode (Songs Of Faith And Devotion) - 1993


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