sabato 27 marzo 2010

24 - Frammenti di diario

"Venerdì  28 agosto 2009

Ore 17.40 – a casa
Posso dire che mi sento bene? O è troppo?
La casa è pulita.
Sono andata al colloquio con la Dottoressa, aveva fatto la notte, l’ho vista stanca e le ho chiesto se fosse stata dura, mi ha risposto di no, ma che comunque non aveva dormito bene lo stesso. Abbiamo parlato senza neon acceso, dava fastidio ad entrambe. Subito mi ha domandato quale fosse il motivo di tanta tristezza tanto da volermi spegnere. Abbiamo parlato del rapporto con mia madre (quale?!?!?) e in famiglia in generale (avvertita da parte mia la mancanza di due figure, padre e madre: padre assente, madre autoritaria, una non-madre che però voleva essere entrambe le figure senza riuscirci); del fatto che da subito ho iniziato a farmi del male (come riportato qualche pagina fa) e della mia morte a quattordici anni.
Le ho detto che ci son momenti in cui “sto bene” proprio perché mi sento “compresa” e perché ci sono due persone (lei e il Dottore) che mi “considerano” (ovvio, A. a parte).
Ho anche riferito che ultimamente sto “allontanando” la “data” della mia fine perché sono felice di andare ai colloqui, con il Dottore in particolare.
Apprezzo molto quello che la Dottoressa fa per me.
Poi ho fatto la spesa, ho lessato lo sgombro per cena, e mi sono fatta un bel thè mentre aspettavo l’amore mio.
No, oggi non sono andata al lavoro, non me la sentivo, dopo il colloquio ero fragile e volevo solo venire a casa. Ripeto, per quel posto non avrò più riguardo, andrò al lavoro solo quando Veronica se la sente. Io non mi sento in colpa se non vado, loro si sono comportati male con me e questa è la mia reazione.
Ora mi faccio una bella doccia, poi vado a leggere.
Mi piacerebbe imparare a scrivere e fare un libro.
Ok, per intenderci, oggi sono felice di essere viva.

Ps.: la Dottoressa mi aiuta molto, mi capisce, mi sento capita, e questo per me è molto importante. Credo voglia farmi apprendere che nella mia condizione (lavorativa) è normale che io sia arrabbiata e che questa rabbia venga fuori e non rimanga dentro, come è sempre accaduto in passato. Credo che voglia farmi capire, o almeno imparare a capire, le emozioni e gestirle: causa ---> effetto…per intenderci (ma forse non sono stata capace ad esprimermi, ce la farò un giorno…). Appena a casa le mando un sms per ringraziarla, per augurarle buone ferie e per dirle che il 09/09/09 forse è meglio che stia con il Dottore.

Serata tranquilla con A. a casa. Dopo cena gelato davanti alla tv.
E’ piacevole condividere questi momenti di dolcezza artificiale con qualcuno cui si vuole bene; credo che in vita non mi sia mai accaduto (o forse si, in un passato remoto con i nonni). Mi ero abituata ad ingozzarmi di “zucchero” di nascosto, da sola, per poi tentare di vomitarlo, inutilmente (esplodevano solo lacrime dagli occhi…) e allora cercavo poi di “vivere” i giorni successivi con quell’eccedenza…fino ad esaurimento, fino alla prossima orgia alimentare, sempre da sola, sempre nel pianto, completamente immersa nel e dal VUOTO.


Domenica 30 agosto 2009

Ore 13 circa – Tra poco si pranza. Ieri siamo stati all’Ikea e abbiamo comprato degli oggetti soffici e rassicuranti, colorati e allegri: un paio di cuscini per la sala (SICUREZZA e PROTEZIONE) e un vassoio (CIBO).
Ieri non pensavo alla morte, stavo bene…fin poco prima di andare a letto. Paura. Tanta paura. Non potevo chiudere gli occhi per non fare degli incubi. Ero terrorizzata.
Pensavo al lavoro, al rifiuto, ai miei Dottori, al caro Dottore, alla Morte, alla Casa accogliente, morbida e rassicurante in cui ero. Ho pensato che il Dottore potesse vederla, quindi sono riuscita ad addormentarmi.
No, non lo so se domani andrò al lavoro, non mi si può trattare così; o forse andrò, però solo domani. Martedì vedo il Dottore e gli parlerò del probabile periodo di malattia, spero comprenda la situazione.
Ore 15.30 circa – a casa
Dialogo con Mark per la giornata di domani: lavoro o no?
Magari solo domani, martedì e il nove no e all’incontro con il Dottore sentirò se è d’accordo sul fatto che mi farò un “po’” di malattia. Parlare con Mark mi rassicura, mi dice che potrei prendermi tre giorni: domani, martedì e mercoledì, senza intaccare quelle quattro ore di permesso da recuperare e le già scarse ore di ferie. Domani mattina deciderò, ed eventualmente domani mattina dovrò pure andare a prendere il certificato medico. Ci penso su…non ho nulla da perdere e nessun riguardo per nessuno, laggiù sono solo presa in giro.
LA SOCIETA’ MI ODIA E IO ODIO LA SOCIETA’
Ore 16 circa
…chiesto consiglio alla Dottoressa: mando un sms per chiederle se la potevo sentire…potevo fare un gesto più…più…come posso definirlo in un’unica parola se non che egoista? E però intanto l’ho fatto…Mark non è più sufficiente e io non riesco a controllarmi…Mi batte forte il cuore, COSA FACCIO PER DOMANI? Causa…effetto…Se prendo tre giorni, tre maledetti giorni di malattia per far stare tranquillo il mio cervello, la mia mente, la mia anima, il mio “insieme”? Forse dovrei parlare con A.…Dio quanto mi sento inutile e pesante dal punto di vista di ingombro nella vita, come presenza! Aspetto A. che è in garage, prendo una Beck’s nell’attesa…
Ancora non capisco perché mi faccio tanti problemi, lui mica se li è fatti per comunicarmi (al telefono!) che non mi rinnovava il contratto!
Ok, comunicato ad A.…che però non mi dice nulla…E io che faccio? No, non vado, non  me ne frega nulla, io sto male, Veronica sta male, per questo schifo di lavoro (tra le altre cose); mi ha fatto peggiorare e domani mattina cercherò di parlare con il Dottore, spero che capisca la situazione.
Dopo cena, nonostante la decisone presa, paranoia totale: ok tre giorni a casa, ma poi??? La storia si ripete, è inutile, sto bene, poi sto male è un circolo…poi non riesco a dormire, a chiudere gli occhi, immagini di morte predominano la mia mente. A. mi abbraccia, mi ingloba, mi sento protetta fisicamente ma la mia mente è a rischio (imploravo A. di stare con me l’indomani).
Piano piano il sonno chimico prevale e mi addormento.
Durante la notte la vicinanza di A. mi fa stare tranquilla, il suo braccio sempre vicino per abbracciarmi mi fa sentire protetta.


Lunedì  31 agosto 2009

Ore 8.30 circa – La cara Dottoressa mi chiama per via dell’sms del giorno prima. Io riferisco dei giorni di malattia, del ragionamento che ho fatto per arrivare a questo “piano”, di Mark e se era bene che chiamassi il Dottore in mattinata. Lei mi risponde che sono stata brava ad arrivare da sola ad una soluzione e che non era necessario avvertire il Dottore, tanto lo avrei visto il giorno dopo. Che bello averla sentita! Sul serio! E’ grandioso e significativo che mi abbia chiamata: non sono sola! Ho anche una persona in carne ed ossa a cui chiedere consigli!
Devo andare al lavoro quando sono “forte”, no quando sono debole, altrimenti subisco e sono troppo a rischio.
Parlo con il Cielo: è nuvoloso, tanto. Non deve piovere, non tutti i quindici giorni, e deve venire fuori il sole: la Dottoressa è in ferie.
Colazione: solita
Merenda: melone, uva, carote
Pranzo: frullatone
Leggo, leggo tanto oggi, dopo aver fatto le pulizie di casa e aver cambiato le lenzuola (in mattinata le nuvole si sono diradate piano piano ed è uscito il sole. Grazie Cielo!).
Più tardi vado a prendere il certificato di malattia. Che noia però prendere la macchina e andare dall’altra parte della città, era meglio avere…il piccione…
Vorrei che il contratto, questo maledetto contratto peggio di un singhiozzo, termini subito, all’istante, perché a casa sto troppo bene!
Oggi la Voce è a basso volume, quasi come se fosse fuori dalla porta di casa; io qua dentro sono al sicuro.
Ore 16.20 circa - Esco di casa e la Voce s’impossessa di me. Tutto urlava “UCCIDITI, MUORI! E’ SOLO UN GIOCO, LA VITA E’ SOLO UN BRUTTISSIMO GIOCO PER TE, DAL QUALE PUOI USCIRE IN QUALSIASI MOMENTO!”
Trenta minuti, come non fossi uscita per nulla di casa. Trenta minuti di fusione per la mia 600 color Puffo. La velocità, altro eccesso…che vuoi farci?
Doccia…ma che schifo! Viene fuori un’acqua simil fiume Gange, mentre sono sotto e non me ne accorgo perché tengo gli occhi chiusi (come sempre). Che schifo di società, vuoi avvertire???? Basta dissociarsi: qui è ora di ribellarsi!
Coca, poi torno alla lettura.
Alla fine cedo…una Beck’s.
Torno a leggere.
Più tardi preparo l’orata al forno con le patate.
Abbraccio A.: NON VOGLIO MORIRE!"

"Don't Try So Hard" Queen (Innuendo) - 1991

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