martedì 9 marzo 2010

22 - Frammenti di diario

"Mercoledì 19 agosto 2009

Ore 15.30 – a casa
VUOTO, STO PRECIPITANDO E NON MI FERMO, VORREI MORIRE ALL’ISTANTE:
- bevo il mio frullato e mangio i miei biscotti preferiti…non è sufficiente
- penso che potrei uscire, andare da Zara per far finta di essere in un altro paese, per comprarmi qualcosa...no, non servirebbe a nulla, già provato!
- penso ai miei bei libri da leggere…non è il momento ora, non mi interessano le storie degli altri, devo trovare il modo per uscire da questa maledetta situazione, nei libri c’è scritto di certo ma io, ora, non ho la testa da “terapeuta” per aiutarmi
- chiamo i miei amici…Mark…Hans…Karl…no, dovrebbero essere in carne ed ossa
- …
CHE COSA VUOLE VERONICA? …IL DOTTORE
La risposta è semplice, inutile girarci attorno, ho bisogno di quella Persona.
Non ci sto molto con la testa, non articolo bene le parole e i pensieri; proverò lo stesso a metter giù il resoconto del colloquio e i sentimenti provati; forse non scriverò neanche in maniera molto comprensibile. La testa è vuota e piena di pensieri allo stesso tempo; piango, sto da schifo dentro, nel cuore, nell’anima, mi sento profondamente sola, insensata, inutile, mi guardo intorno e nulla è reale, il senso di Vuoto regna dentro di me, COME SEMPRE, dopo aver visto e parlato con il caro Dottore.
Prima non c’è nulla, le solite sensazioni di solitudine e pensieri di morte (per farla breve); ci sono abituata.
Si avvicina il giorno del colloquio e mi sento emozionata, viva!
Lo vedo, mi accoglie ed è l’apice: mi ricorda un qualcosa di veramente piacevole ed appagante che forse nella mia vita c’è stato ma che si è interrotto bruscamente, al quale però, di certo, sono ancora molto legata; e lui, dopo più di due anni di terapia, in questi ultimi mesi, questo ricordo me lo riporta in vita, in superficie.
(…)
Il Dottore orienta il discorso nella cura degli psicofarmaci. Gli parlo del Vuoto che lui mi lascia (le sue opzioni: “comprarlo” o trovare una soluzione al distacco; io vorrei solo stargli più vicino). Si parla anche di altro ma io dopo poco inizio ad andare in “vibrazione mentale”, vorrei che il Dottore mi prendesse tra le sue braccia, quindi non ricordo più nulla di ciò che si dice. Il Dottore parla un po’ con A.
Il colloquio dura poco ed io avverto subito, COME OGNI VOLTA, quella maledetta sensazione: non voglio lasciare il Dottore, non in quel momento, non subito, tra un po’…
E così avviene. Mi fissa il prossimo appuntamento quindi lascia me ed A. nel suo studio per un po’ mentre lui esce. Parlo con A., gli riferisco del senso di abbandono che percepisco in quel momento, come sempre accade, quindi piango; poi il Dottore rientra e mi dice che non posso far così ogni volta, come un bambino. Io prendo in mano il mio orsacchiotto, mi “abbraccio” con lui e annuisco. Riferisco che è sempre stato così, sin da piccola, solo che mai nessuno ha chiesto a Veronica il perché di questo comportamento; quindi, allora, pensai che facendo la “dura” mettendo un muro tra me e il resto del mondo non avrei più sofferto: era solo l’inizio di una lunga e amara sofferenza interiore, la costruzione involontaria della voragine, mai capita da nessuno in casa.
Il Dottore mi ha detto che se io mi fido di lui non devo avere questa reazione perché so che lo rivedrò visto che mi da degli appuntamenti certi (spero si capisca ciò che realmente lui ha detto).
Gli ho chiesto quale fosse la “diagnosi”. La risposta del Dottore: Disturbo di Personalità “non meglio specificato”.
Io gli rispondo che forse è incompleta, che c’è dell’altro ma che ora non riesco a riferirlo. Mi consiglia di “studiare” e riportargli i miei dubbi al prossimo colloquio.
Ha veramente importanza per me sapere ESATTAMENTE il nome? Non lo so…forse si perché quando sto bene di testa posso essermi d’aiuto,….forse no perché spesso sapere il nome non mi aiuta a stare bene, perché comunque DA SOLA non so che cosa fare (come oggi).
Ore 17.55 – Quant’è passato? A. è in garage, io a casa. Silenzio, nulla, nessuna idea che passa per la mia mente e “curativa”; ancora sto male. Non vedo l’ora di parlare con la Dottoressa venerdì, cioè dopo domani, cioè tra un giorno e mezzo circa, cioè tra non molto (così va meglio, come si direbbe ad un bambino che ancora non ha la cognizione del tempo).
Ps.: ho lasciato al Dottore la cornice “Orsi” che ho fatto; l’ha apprezzata, sono contenta.
Ore 19.06 – Ho trascritto degli appunti in un foglio per il colloquio di venerdì con la Dottoressa e in un altro per il colloquio con il Dottore il primo settembre.
Aver “organizzato” le idee per gli incontri mi fa stare un pochino meglio, ma solo un po’. Cioè è come se le avessi “fissate” per non dimenticarle. In due fogli distinti, perché con il Dottore parlo degli psicofarmaci e di questioni più “tecniche” circa la mia situazione ed eventuali dubbi in materia psichiatrica, con la Dottoressa parlo di questioni “pratiche” per andare avanti in questa mia triste vita. Come vuole il Dottore che ha deciso la divisione dei ruoli. Mi sono entrambi molto utili e posso ritenermi fortunata per aver trovato alla prima botta uno psichiatra bravo, empatico e paziente con me che ha saputo trovare una dottoressa che lo è altrettanto per le psicoterapie. Una delle poche fortune nella mia vita, dopo A.
Spero solo che loro due si parlino perché, spesso, io sento che è come se i discorsi che posso fare con uno e con l’altra s’intersechino ed è come se li dovessi poi ripetere ora ad uno ora all’altra (potevano venirmi dei discorsi più contorti???...lasciamo perdere…).
Più tardi niente cena per me: non è necessario mangiare, ho altro per la testa.
Non è come quando avevo lo stato euforico, un lato del disturbo bipolare che non mi faceva né mangiare né dormire, quando non ero fortemente depressa, questa volta non c’entra. Lo stato è costante verso il basso, come sempre. Non mangio perché ora non è quello che vuole Veronica, lei non ha fame, non fame di cibo, come da piccola che la forzavano a mangiare quando lei non aveva la benché minima fame.
Mi sforzo di ricordare il perché, ma ero veramente troppo piccola; i flash di ricordi che ho sono caratterizzati dal trauma: cibo lanciato verso di me, isterismo di mia madre con eccessiva preoccupazione per la mia inappetenza, continui incontri con la pediatra che consigliava di non preparami per nulla il piatto. Ma che ci andava a fare se poi non seguiva il consiglio? “Non posso mettermi a tavola con Veronica senza piatto” diceva “mi fa brutto”….ancora una volta il suo egoismo ha prevalso su tutto.
Veronica necessita di contatto umano vero, reale, sincero…qualcosa che viene prima del cibo, prima della “fase orale”.
Dopo cena, di nuovo in giro per ***."

"Run" AIR (Talkie Walkie) - 2004


video by Fingerbibs


"Giovedì 20 agosto 2009

Ore 9.20 circa – Questa mattina non mi sono svegliata bene, come ho aperto gli occhi subito il pensiero, istintivo ed automatico, al Dottore, pure prima di essere del tutto sveglia, pure prima di andare in bagno, pure prima della colazione…Non è possibile, ancora il Vuoto di ieri lo sento, non se ne va! Mi manca…ma perché? Oh lo so perché ma…all’improvviso, questi mesi? O è stato così sin dall’inizio col Dottore? Confusione totale…
COSA VUOLE VERONICA? STARE CON IL DOTTORE, CON QUELL’UOMO RASSICURANTE E PROTETTIVO
Ignoro la situazione non terapeutica che si verrebbe a creare, salvo l’abbandono! Oh no, ne morirei!
Ore 10.20 circa – Telefono al Dottore, non risponde. Telefono alla Dottoressa e riferisco di questo Vuoto persistente da ieri; le comunico che il Dottore riporta in vita una sensazione appagante che probabilmente nella mia vita c’è stata e che è stata interrotta bruscamente. Mi risponde che questa cosa è buona, cioè che è un passo avanti, un elemento in più. Poi le dico che li vorrei vedere, lei e il Dottore, fuori dall’ospedale ma lei mi dice che non sarebbe terapeutico e che comunque non si può mai dire ciò che accadrà o come sarà l’evoluzione della mia situazione. Le parlo ancora un po’, poi ci salutiamo a domani. Le dico che sono contenta di averla sentita.
Mangio…mangerò poco…non mangerò per nulla? Perché di nuovo questi quesiti assurdi? Non ho la benché minima idea di tornare nel vortice del non-sapere-se-ho-fame-veramente con il calcolo forsennato delle calorie annesso. E’ vero che oramai non sarebbe neanche tanto difficile, so le calorie di innumerevoli cibi, semplici e non, da fare il calcolo così a mente velocemente senza annotare e consultare nulla; potrei nutrirmi con 700 kcal senza problemi di tenuta conto. Lo farò? Perché mai? Cosa mi dice il cervello ora? Ok intanto tracanno una birra, e sono solo le 11.30.
A. guarda l’atletica in tv, io scrivo e leggo contemporaneamente (mi piace fare più cose insieme, la mia mente lo gradisce, sempre che non sia concentrata su qualcosa di troppo impegnativo).
Ancora quattro giorni di non lavoro, oggi compreso, e poi non lo so, il lavoro non è una mia priorità adesso.
Lunedì stamperò queste pagine e lo darò alla Dottoressa, sempre che le possa leggere.
Segno? Va bene lo faccio, scrivendo di getto non ho tempo per pensare.
Colazione: mezzo litro di latte circa, un po’ di Special k, caffè.
Merenda: una Heineken
Pranzo: una mozzarella, zucchine cotte, uva e caffè.
Non posso sempre bere il mio frullato, poi da lunedì sarà quasi un obbligo visto che mi fa star bene, mi rilassa e mi protegge quando so che il pomeriggio lavoro (e non posso mangiare cibi troppo complicati, nutrienti, grassi…il frullato è perfetto, il giusto equilibrio tra appagamento nutritivo-sensoriale-gustativo).
…NO NO!!! Ricominciamo??? Mangerò poco, pochissimo, le solite cose per non dover annotare sempre quello che mangio, che dovrà essere poco (non lo so neanche io il perché…).
OSSA: struttura semplice, che si tocca; mi rassicurano…
Torniamo alle scatole di diazepam: a quanto siamo? Occhio e croce poco più di un grammo. Sarà sufficiente?
ASPETTA! La  Voce chiede pazienza da parte mia…
Ore 16 circa – Mi telefona mio padre: tra un’ora viene a portarmi i quadri che feci col vetro nel lontano 1999. Non sono felice di vederlo, o forse si…Di una cosa sono sicura: lui non è il padre che la mia mente ha avuto in questi anni…Ok smetto…non posso scrivere, piango troppo…
Vorrei parlare col Dottore mio! Oh lui si che ora saprebbe come confortarmi! Provo a chiamarlo…non risponde (Ovvio! Veronica guarda che ora è!).
Ho paura, non voglio che venga a casa. Semplice, faccio finta di nulla…mi dissocio…
Vado a bermi una Beck’s…un’altra e un’altra ancora…
Probabilmente salterò la cena.
Continuo.
“Vero sfogati! Scrivi tutto quello che ti passa per la mente ORA!” dice Mark.
Mah…soliti pensieri, uno fondamentale: VORREI ESSERE MORTA.         
Andrei a prendermi tutto il diazepam…ma no, oggi non me la sento, non è il momento.
Ora la voglia di vedere e stare vicino al Dottore supera il desiderio di morte.
(BRAVO DOTTORE CI STAI RIUSCENDO!).
Segno col pennarello nero le braccia, il braccio, quello destro. Segno le vene, ottimo calmante, così, se sarà, non andrò alla cieca.
Mio caro Dottore, dove sei? Ho bisogno di te!
Amici miei, aiutatemi vi prego…al Vuoto di ieri che ancora permane dentro di me, si è aggiunto un senso di impotenza, di rabbia…sto precipitando…
DER TOD! DER TOD! DER TOD! DER TOD! DER TOD! DER TOD! DER TOD! DER TOD! DER TOD! DER TOD! DER TOD! DER TOD! DER TOD! DER TOD! DER TOD! DER TOD!...
Ore 18.14 – Se ne è andato. Solito dialogo, sterile…e intanto piango sopra le mie “Opere di vetro”, fragili come me. Vorrei scomparire, andar via come non fossi mai esistita.
Vado a farmi una doccia, a diventare tutt’uno con l’acqua.
Prese  n.3 cpr di Vatran.
Torno dai miei libri.
Ore 18.40 – n. 3 cpr di Vatran
Per cena, non tocco nulla. Il Vuoto non può essere colmato col cibo."


Diet weight loss

1 commento:

  1. grazie mille^.^
    come vorrei vedermi come mi vedete voi.

    mi odio...provo semplice ribrezzo.

    un bacione

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