mercoledì 31 marzo 2010

25 - Frammenti di diario

"Martedì  1 settembre 2009 - (INIZIO DELL’INCUBO…SPERO ALLA FINE, QUALCUNO MI SVEGLI…)

Non mi sveglio bene e non so il perché. Cerco di non pensare.
Colazione: frullatone, caffè
Continuo la lettura di “Sprecata”.
Ore 11.20 circa – All’improvviso! Sono a casa. Sono terrorizzata, paralizzata; alle ore 13 ho appuntamento con il caro Dottore…ma ho paura, paura per il dopo, per il Vuoto che inizierà ad allargarsi, che già sento interiormente (è sempre lì, pronto a riemergere non appena dopo, una situazione piacevole, segue la solitudine…). Provo a chiamare il Dottore per anticipargli tutto questo casino di emozioni e intanto bevo…per placare l’inizio del Vuoto ancor prima che si allarghi maggiormente (lo so che non è curativo, ma ora, in questo istante, non so che cosa fare!...se mi rispondesse al telefono…). No, no, no! Non riesco a scrivere, ora proprio no, sono paralizzata…mi serve la voce, la sua voce rassicurante pronta ad accogliermi…come vorrei che il Dottore togliesse quella parte di “barriera” che mette (di certo per lavoro e professionalità) tra me e lui…come vorrei che non fosse “soltanto” il mio Dottore, il mio caro Dottore…come vorrei…basta sto piangendo troppo…non riesco…
No! Il cibo no! Non è quello che vuole Veronica!
Amore, protezione, accudimento, “calore umano”…aspetta, chiamo A.
Paura del distacco ---> non voglio perdere “di nuovo” (???) “qualcosa” che mi fa star bene, NO! NON LO ACCETTO!
Vorrei parlare con la Dottoressa…ma NO! E’ in ferie, non posso assillarla con la mia voce, la mia presenza. DEVE bastarmi Mark, e intanto bevo birra, leggera e tedesca (nel frattempo provo a contattare il Dottore che di certo, a quest’ora, è in giro per il reparto).
Immagino il pomeriggio “perso”, forse, dentro una vaschetta di gelato RIGOROSAMENTE artigianale (forse per mentire a me stessa che così tanto gelato “non fa male” perché comunque è “artigianale”, cioè “fatto a mano”…).
Fiumi di birra per ora vanno bene, ma sempre per colmare questo Vuoto…potessi parlare con il Dottore…Pure il cellulare ci si mette…quanto lo odio! Non funziona mai! Va bè che l’ho lanciato centinaia di volte…se mi prende il matto oggi ne compro un altro, la mia vita è troppo legata a quell’oggetto…Inizio a calmarmi, l’alcool sta facendo effetto…povera stupida…
Ad ogni modo sono sola, realmente sola, in questo lungo momento, ed ho agito come meglio credevo.
E’ solo birra, è solo tanta stupida birra…
Che farò oggi pomeriggio? Ho da scegliere tra due maledette opzioni:
1) mangiare come un porco
2) comprare come una cretina
Forse sarebbe meglio chiedere consiglio al Dottore? Perché non risponde!
Ore 15 – In ospedale
Dopo il colloquio o i colloqui…NON VADO BENE NEANCHE COME PAZIENTE! Ma ho inteso male, vero? Vero, amici miei, che ho inteso male??? Non può essere che il Dottore non mi voglia più, non può essere, vero? Anche la Dottoressa mi ha detto che non lo farà, vero? Ricordo male? ….Dio quant’è brutta l’amnesia!
Solito comportamento dopo il colloquio con il Dottore, solito Vuoto…Lui, per calmarmi mi da due Tavor. DUE TAVOR????????????????...HO CHIUSO! BASTA PSICOFARMACI, BASTA PSICHIATRA, BASTA PSICOTERAPIE…SONO COME SONO: UNA PAZZA SQUILIBRATA CHE PRESTO METTERA’ FINE A QUEST’INCUBO. AMEN.
Aspetto qua, fuori la doppia porta gialla, poi non so…non credo mi curerò più, non credo. Alla fine è solo un lavoro il suo, uno schifo di lavoro! Neanche più uno psichiatra vuole parlare con me. Nessuno ascolterà più i pianti di Veronica piccola, nessuno la può aiutare.
L’abbandono più completo doveva arrivare proprio oggi??? Il primo di settembre, il primo giorno di un mese già critico di suo??? Non credevo mai che il Dottore mi abbandonasse...forse è colpa mia, del mio maledetto carattere, comportamento...colpa del mio esistere.
Credo di non aver mai pianto tanto come oggi.
CHIUDO.
DOLORE INDESCRIVIBILE.
Ore 18.33 – Finalmente a casa. Il Dottore mi richiamerà per un appuntamento. Dio quanto mi dispiace se ho fatto o detto qualcosa di sbagliato. Il 16 lo chiamerò, torna dalle ferie.
Ore 19.30 - Mi sento in colpa per aver rifiutato l’aiuto del Dottore. Mi sento di aver fatto un grosso errore. Da prima il Tavor, due compresse rifiutate perché gli ho detto che non avrebbero compensato il Vuoto che mi avrebbe lasciato. Poi mi ha riaccolto nel suo studio ed io ho avuto un comportamento...quasi come se non m’importasse più nulla di lui, e invece….
Oh no, basta per oggi, piango come una fontana…spero di poterci riparlare, sto troppo male (fortuna A…).

Ps. Il mese è iniziato male, malissimo! In parte i sogni, per quello che riguarda l’angoscia, il pianto e la disperazione si sono avverati. Durante la giornata poi, colazione a parte, non sono riuscita a mangiare nulla: digiuno assoluto. Il VUOTO non può essere colmato con il cibo."

"Perfect Day" Lou Reed (Transformer) - 1972 

sabato 27 marzo 2010

24 - Frammenti di diario

"Venerdì  28 agosto 2009

Ore 17.40 – a casa
Posso dire che mi sento bene? O è troppo?
La casa è pulita.
Sono andata al colloquio con la Dottoressa, aveva fatto la notte, l’ho vista stanca e le ho chiesto se fosse stata dura, mi ha risposto di no, ma che comunque non aveva dormito bene lo stesso. Abbiamo parlato senza neon acceso, dava fastidio ad entrambe. Subito mi ha domandato quale fosse il motivo di tanta tristezza tanto da volermi spegnere. Abbiamo parlato del rapporto con mia madre (quale?!?!?) e in famiglia in generale (avvertita da parte mia la mancanza di due figure, padre e madre: padre assente, madre autoritaria, una non-madre che però voleva essere entrambe le figure senza riuscirci); del fatto che da subito ho iniziato a farmi del male (come riportato qualche pagina fa) e della mia morte a quattordici anni.
Le ho detto che ci son momenti in cui “sto bene” proprio perché mi sento “compresa” e perché ci sono due persone (lei e il Dottore) che mi “considerano” (ovvio, A. a parte).
Ho anche riferito che ultimamente sto “allontanando” la “data” della mia fine perché sono felice di andare ai colloqui, con il Dottore in particolare.
Apprezzo molto quello che la Dottoressa fa per me.
Poi ho fatto la spesa, ho lessato lo sgombro per cena, e mi sono fatta un bel thè mentre aspettavo l’amore mio.
No, oggi non sono andata al lavoro, non me la sentivo, dopo il colloquio ero fragile e volevo solo venire a casa. Ripeto, per quel posto non avrò più riguardo, andrò al lavoro solo quando Veronica se la sente. Io non mi sento in colpa se non vado, loro si sono comportati male con me e questa è la mia reazione.
Ora mi faccio una bella doccia, poi vado a leggere.
Mi piacerebbe imparare a scrivere e fare un libro.
Ok, per intenderci, oggi sono felice di essere viva.

Ps.: la Dottoressa mi aiuta molto, mi capisce, mi sento capita, e questo per me è molto importante. Credo voglia farmi apprendere che nella mia condizione (lavorativa) è normale che io sia arrabbiata e che questa rabbia venga fuori e non rimanga dentro, come è sempre accaduto in passato. Credo che voglia farmi capire, o almeno imparare a capire, le emozioni e gestirle: causa ---> effetto…per intenderci (ma forse non sono stata capace ad esprimermi, ce la farò un giorno…). Appena a casa le mando un sms per ringraziarla, per augurarle buone ferie e per dirle che il 09/09/09 forse è meglio che stia con il Dottore.

Serata tranquilla con A. a casa. Dopo cena gelato davanti alla tv.
E’ piacevole condividere questi momenti di dolcezza artificiale con qualcuno cui si vuole bene; credo che in vita non mi sia mai accaduto (o forse si, in un passato remoto con i nonni). Mi ero abituata ad ingozzarmi di “zucchero” di nascosto, da sola, per poi tentare di vomitarlo, inutilmente (esplodevano solo lacrime dagli occhi…) e allora cercavo poi di “vivere” i giorni successivi con quell’eccedenza…fino ad esaurimento, fino alla prossima orgia alimentare, sempre da sola, sempre nel pianto, completamente immersa nel e dal VUOTO.


Domenica 30 agosto 2009

Ore 13 circa – Tra poco si pranza. Ieri siamo stati all’Ikea e abbiamo comprato degli oggetti soffici e rassicuranti, colorati e allegri: un paio di cuscini per la sala (SICUREZZA e PROTEZIONE) e un vassoio (CIBO).
Ieri non pensavo alla morte, stavo bene…fin poco prima di andare a letto. Paura. Tanta paura. Non potevo chiudere gli occhi per non fare degli incubi. Ero terrorizzata.
Pensavo al lavoro, al rifiuto, ai miei Dottori, al caro Dottore, alla Morte, alla Casa accogliente, morbida e rassicurante in cui ero. Ho pensato che il Dottore potesse vederla, quindi sono riuscita ad addormentarmi.
No, non lo so se domani andrò al lavoro, non mi si può trattare così; o forse andrò, però solo domani. Martedì vedo il Dottore e gli parlerò del probabile periodo di malattia, spero comprenda la situazione.
Ore 15.30 circa – a casa
Dialogo con Mark per la giornata di domani: lavoro o no?
Magari solo domani, martedì e il nove no e all’incontro con il Dottore sentirò se è d’accordo sul fatto che mi farò un “po’” di malattia. Parlare con Mark mi rassicura, mi dice che potrei prendermi tre giorni: domani, martedì e mercoledì, senza intaccare quelle quattro ore di permesso da recuperare e le già scarse ore di ferie. Domani mattina deciderò, ed eventualmente domani mattina dovrò pure andare a prendere il certificato medico. Ci penso su…non ho nulla da perdere e nessun riguardo per nessuno, laggiù sono solo presa in giro.
LA SOCIETA’ MI ODIA E IO ODIO LA SOCIETA’
Ore 16 circa
…chiesto consiglio alla Dottoressa: mando un sms per chiederle se la potevo sentire…potevo fare un gesto più…più…come posso definirlo in un’unica parola se non che egoista? E però intanto l’ho fatto…Mark non è più sufficiente e io non riesco a controllarmi…Mi batte forte il cuore, COSA FACCIO PER DOMANI? Causa…effetto…Se prendo tre giorni, tre maledetti giorni di malattia per far stare tranquillo il mio cervello, la mia mente, la mia anima, il mio “insieme”? Forse dovrei parlare con A.…Dio quanto mi sento inutile e pesante dal punto di vista di ingombro nella vita, come presenza! Aspetto A. che è in garage, prendo una Beck’s nell’attesa…
Ancora non capisco perché mi faccio tanti problemi, lui mica se li è fatti per comunicarmi (al telefono!) che non mi rinnovava il contratto!
Ok, comunicato ad A.…che però non mi dice nulla…E io che faccio? No, non vado, non  me ne frega nulla, io sto male, Veronica sta male, per questo schifo di lavoro (tra le altre cose); mi ha fatto peggiorare e domani mattina cercherò di parlare con il Dottore, spero che capisca la situazione.
Dopo cena, nonostante la decisone presa, paranoia totale: ok tre giorni a casa, ma poi??? La storia si ripete, è inutile, sto bene, poi sto male è un circolo…poi non riesco a dormire, a chiudere gli occhi, immagini di morte predominano la mia mente. A. mi abbraccia, mi ingloba, mi sento protetta fisicamente ma la mia mente è a rischio (imploravo A. di stare con me l’indomani).
Piano piano il sonno chimico prevale e mi addormento.
Durante la notte la vicinanza di A. mi fa stare tranquilla, il suo braccio sempre vicino per abbracciarmi mi fa sentire protetta.


Lunedì  31 agosto 2009

Ore 8.30 circa – La cara Dottoressa mi chiama per via dell’sms del giorno prima. Io riferisco dei giorni di malattia, del ragionamento che ho fatto per arrivare a questo “piano”, di Mark e se era bene che chiamassi il Dottore in mattinata. Lei mi risponde che sono stata brava ad arrivare da sola ad una soluzione e che non era necessario avvertire il Dottore, tanto lo avrei visto il giorno dopo. Che bello averla sentita! Sul serio! E’ grandioso e significativo che mi abbia chiamata: non sono sola! Ho anche una persona in carne ed ossa a cui chiedere consigli!
Devo andare al lavoro quando sono “forte”, no quando sono debole, altrimenti subisco e sono troppo a rischio.
Parlo con il Cielo: è nuvoloso, tanto. Non deve piovere, non tutti i quindici giorni, e deve venire fuori il sole: la Dottoressa è in ferie.
Colazione: solita
Merenda: melone, uva, carote
Pranzo: frullatone
Leggo, leggo tanto oggi, dopo aver fatto le pulizie di casa e aver cambiato le lenzuola (in mattinata le nuvole si sono diradate piano piano ed è uscito il sole. Grazie Cielo!).
Più tardi vado a prendere il certificato di malattia. Che noia però prendere la macchina e andare dall’altra parte della città, era meglio avere…il piccione…
Vorrei che il contratto, questo maledetto contratto peggio di un singhiozzo, termini subito, all’istante, perché a casa sto troppo bene!
Oggi la Voce è a basso volume, quasi come se fosse fuori dalla porta di casa; io qua dentro sono al sicuro.
Ore 16.20 circa - Esco di casa e la Voce s’impossessa di me. Tutto urlava “UCCIDITI, MUORI! E’ SOLO UN GIOCO, LA VITA E’ SOLO UN BRUTTISSIMO GIOCO PER TE, DAL QUALE PUOI USCIRE IN QUALSIASI MOMENTO!”
Trenta minuti, come non fossi uscita per nulla di casa. Trenta minuti di fusione per la mia 600 color Puffo. La velocità, altro eccesso…che vuoi farci?
Doccia…ma che schifo! Viene fuori un’acqua simil fiume Gange, mentre sono sotto e non me ne accorgo perché tengo gli occhi chiusi (come sempre). Che schifo di società, vuoi avvertire???? Basta dissociarsi: qui è ora di ribellarsi!
Coca, poi torno alla lettura.
Alla fine cedo…una Beck’s.
Torno a leggere.
Più tardi preparo l’orata al forno con le patate.
Abbraccio A.: NON VOGLIO MORIRE!"

"Don't Try So Hard" Queen (Innuendo) - 1991

lunedì 22 marzo 2010

...silenzio

...non posso descrivere il Dolore, e anche se ci provassi, non sarebbe compreso.

SILENZIO

...ma in che fase della vita sarei??? 
...esisto? 
...e chi sono?
...che cosa sono?

"SE NESSUNO TI AMA, TANTO VALE MORIRE. SE RIMANI SOLA SENZA LE PERSONE A TE CARE, UCCIDITI !!!"

SILENZIO


"Silence" Portishead (Third) - 2008


giovedì 18 marzo 2010

23 - Frammenti di diario

"Venerdì 21 agosto 2009

La Dottoressa legge i miei scritti, ne sono contenta, è significativo per me. Forse sono utili. Per me è importante che lei li legga, lì trova l’essenza di Veronica, quello che non dice perché abituata a stare in SILENZIO.
In realtà, una volta scritti, non li rileggo, per abitudine, per cui, poi, non so esattamente quello che ho scritto e se l’ho ripetuto durante la psicoterapia (oooohhh! Mi viene più un pensiero comprensibile???). Mi deve interessare? Ok non m’interessa, non voglio crearmi un problema per questa cosa, Mark mi dice di comportarmi come mi sento, cercando di dare il più ascolto possibile a quella bambina che piange dentro di me, ovvero a Veronica, di non preoccuparmi di dire cose sensate e, come al solito, di lasciare libera la mente. Grazie Mark.
Finché Veronica piangerà dentro, io non sarò forte, unita, sicura, adulta…
La Dottoressa riferisce al Dottore, a grandi linee, ciò che ci diciamo durante i colloqui. Questo per me è positivo.
Le ho lasciato la cornice, l'ha apprezzata, ne sono contenta; l’ho proprio fatta pensando a lei.
Durante il colloquio ho parlato di un po’ di cose che ho scritto i giorni precedenti poiché mi ero appuntata in un foglio dei “promemoria” di discussione.
No, no…non ci siamo! Smetto di scrivere, non si capisce nulla, la mente è un casino, mi blocco, non mi viene naturale. Smetto.
OSSA
Stasera cenerò, anche se il Vuoto fa ancora da padrone. Cucinerò un po’ di carne e mangerò dell’insalata, anche se andare a letto con lo stomaco vuoto mi fa sentire meglio…ricordo che da piccola spesso mi mandavano a letto senza cena (e già allora percepivo il Vuoto non colmabile col cibo?...DOTTORI MIEI AIUTATEMI A CAPIRE…).


Sabato 22 agosto 2009

Colazione: la solita
Pranzo: una mozzarella, melanzane cotte, uva, caffè
No, oggi non va, leggo e non capisco, il mio è uno studio statico.
Vorrei avere un contatto con il Dottore.
Ore 17 circa - ANGST…LEERE…CRISI! Tanto pianto…


Domenica 23 agosto 2009

No aspetta! Certo che potrei essere Borderline, all’interno del disturbo c’è una sfera schizoide, dissociativa, disturbi alimentari... Comunque è un disturbo di personalità. Cavoli vorrei spremere quel libro e berlo!
…m’importa sul serio sapere il nome di ciò che ho? Che cambia? Tanto sto maledettamente male lo stesso!
Fatte altre due cornici con varie tecniche (forse un giorno, se vivrò, riprenderò il vetro): una per una foto mia da piccola (tre anni) con intorno tutti i miei peluches preferiti (ma che fine hanno fatto tutti!?!?!), fatta simile a quella che ho dato al Dottore e un’altra, sempre per una foto mia, a cinque anni circa, in mezzo ad un prato.
Come vorrei tornare indietro…per non nascere…o per studiare…per morire…o per vivere.
Tutti questi “lavoretti” fanno da cornice ad una, ancora, non vita. Non sono affatto soddisfatta di ciò, ma non so come raddrizzare la mia vita.
Pazienza la Medicina (…mica tanto…) ma la decorazione… potesse diventare il mio lavoro…
Colazione: la solita
Merenda: n. 2 Beck’s
Pranzo: una mozzarella, melanzane cotte, uva, caffè.
Per cena preparerò il petto di pollo con le olive verdi e un po’ di insalata con pomodori, il tutto per A.
Io non cenerò…al solito, il Vuoto mi riempie…di NIENTE, gli occhi…di lacrime.
Manco a dirlo, già mi mancano i miei due Dottori…presto andranno in ferie (la Dottoressa non ci è ancora mai andata, bè dai, se le merita cavoli!)…spero di non rimanere scoperta…già mi vien da piangere al pensiero di stare troppo lontana da loro…dal Dottore…basta smetto non ce la faccio, non riesco a non piangere.
Domani inizio a lavorare…povera mente mia…povero cervello…


Lunedì 24 agosto 2009

Colazione: la solita
Merenda: caffè
Pranzo: il mio frullatone
Merenda: caffè
Cena: petto di pollo con olive, insalata (praticamente la cena di ieri sera: nessuno dei due ha mangiato…)


Martedì 25 agosto 2009

Colazione: la solita
Pulita casa, fatto la lavatrice, cucinato le zucchine, preparata l’insalata di riso per domani a pranzo (rigorosamente con condimento fatto da me, odio i cibi fatti e tutto, ad eccezione dei Special K e Hit, i miei biscotti preferiti), lessate patate e fagiolini per la cena di questa sera, con il tonno (così quando torno dal lavoro è tutto pronto), dato l’acqua alle piante…dovrei stirare ma ora non mi va; lo farò domani mattina prima di andare al lavoro.
Ore 9.45 – a casa
Chiamo la Dottoressa per sentire la sua voce, ma è in riunione. Ho chiesto di lasciar detto che l’ho cercata…La Voce (è da ieri sera che mi spacca il cervello e violenta la mia mente) mi dice che se non chiamo i miei Dottori, loro si scorderanno di me e che durante le ferie mi abbandoneranno. Ma non può essere…vero? Me lo hanno detto che non mi lasceranno, io mi fido di loro, non lo faranno, vero Mark?  Perché è così cattiva? L’Angst interiore è talmente forte da superare la grande fiducia che nutro nei miei due Dottori??? Il Male è presente in casa, lo sento…vado a fare la spesa.
Ore 11 – una Beck’s
(…)
Pranzo: una mozzarella, zucchine cotte, uva (il caffè lo prendo al lavoro)


Mercoledì 26 agosto 2009

Ore 7.20 circa – Va bene, la giornata è iniziata male: ancora incubi, sogni veramente brutti, non riesco a metterli insieme e scriverli. A. che mi sveglia tanto piango e sono agitata. Mi riaddormento accanto a lui.
Sarà perché ieri sera, prima di addormentarmi, pensavo al diazepam? …no, non credo, alla morte ci penso da una vita ma…forse solo ora credo di raggiungerla veramente?
“VERONICA CI STAI RIPENSANDO? NON VA BENE!”
La paura è traslata ai sogni, l’angoscia e la morte li tramutano in incubi.
Speriamo non torni a farmela addosso durante la notte, come avveniva durante le elementari, sarebbe l’apoteosi della regressione.
(…)
Mi manca il Dottore…quand’è stata l’ultima volta che l’ho visto??? Ecco, lo vedrò martedì…quant’è lontano?...mi si riapre un vortice dentro che mi fa mancare il respiro, una voragine…il VUOTO…piango già ora…E mi tocca pure mangiare, altrimenti A. s’incavola…Ma niente biscotti…NO NO qui c’è bisogno di affetto, …di un qualcosa che c’è prima del mangiare… non di calorie o di dolcezza artificiale. E per fortuna a tavola, con A., ho una situazione tranquilla che mi permette di alimentarmi serenamente, non è come quando stavo con i miei…mi si rivoltava lo stomaco e il cervello diventava un blocco di ghiaccio, i miei occhi filtravano quello che vedevano, ovvero vedevo quello che “sarebbe” dovuto esserci e mentalmente mangiavo…con i miei amici.
Venerdì, cioè dopo domani, tra un giorno, vedo la Dottoressa; ne sono felice…
Torno dai miei libri, linfa vitale per il mio mondo. E’ passato “parecchio tempo” dall’ultimo libro letto; rimango sempre affranta dopo la fine e passa sempre “del tempo” prima che ne inizi un altro, un’altra storia. In verità, sopra al tavolo ce ne sono iniziati almeno tre; mi piace leggere più storie insieme, sempre per evitare di essere “assorbita” da un solo scrittore. E di solito in mezzo c’è un po’ di “studio” sulla psicologia clinica, psicofarmaci, ecc…solo che questa volta non ci riesco, non ho la testa (sono solo una paziente…), non ce la faccio a studiare quei libri, in mano mi pesano, come fossero mattoni e mi sembrano enormi di dimensioni; ci sta un “ blocco”? Può darsi…forse è anche l’orario di lavoro modificato che mi altera lo studio: il pomeriggio assimilo meglio ed ora, il pomeriggio lo lavoro. Ok non devo affliggermi per questo, è normale che certe cose non le comprenda…del resto non c’è nessuno che me le spiega, no? Faccio tutto da sola, al più domando, se mi ricordo, durante i colloqui con i miei Dottori. In alternativa ne discuto con Mark ed Hans, mi documento su internet quando non riesco a lavorare. Ora smetto…DEVO andare in negozio…
Ps: poco dopo le ore 9 ho chiamato in reparto per parlare con la Dottoressa, ma non era ancora arrivata. Volevo sentirla, sentire la sua voce ed essere tranquillizzata…questi incubi distruggono le giornate e la Voce mi mette sempre più paura. Verso le ore 10 telefono al Dottore, per gli stessi motivi, ma non risponde. Forse proverò più tardi…
Colazione: la solita
Merenda: caffè
Pranzo: insalata di riso, uva (il caffè lo prendo al lavoro)
Prima di tornare al lavoro chiamo il Dottore ma non risponde. Col telefono ancora all’orecchio immagino di sentire la sua voce, le sue parole rassicuranti. Ma non funziona, il mio cervello è stanco di questi giochetti.
Ore 19.30 – a casa
Ho tanti bei pensieri poetici in testa, ma non ho voglia di scriverli, non ho la capacità di tradurli in lettere, parole e frasi. Pensieri rivolti ai campi di girasoli giunti a “maturazione”, agli stormi di rondini che, come ogni anno, in cielo sembrano nuvole nere danzanti che creano dei giochi di chiaro scuro. Si, il tempo sta cambiando, arriverà la pioggia, il fresco e il cielo grigio ed io ne sono felice…già sento l’odore.
Cena: Croccole Findus…le avevo comprate…(si dovranno pure mangiare), insalata."


 "Sleep Alone" Bat For Lashes (Two Suns) - 2009

martedì 9 marzo 2010

22 - Frammenti di diario

"Mercoledì 19 agosto 2009

Ore 15.30 – a casa
VUOTO, STO PRECIPITANDO E NON MI FERMO, VORREI MORIRE ALL’ISTANTE:
- bevo il mio frullato e mangio i miei biscotti preferiti…non è sufficiente
- penso che potrei uscire, andare da Zara per far finta di essere in un altro paese, per comprarmi qualcosa...no, non servirebbe a nulla, già provato!
- penso ai miei bei libri da leggere…non è il momento ora, non mi interessano le storie degli altri, devo trovare il modo per uscire da questa maledetta situazione, nei libri c’è scritto di certo ma io, ora, non ho la testa da “terapeuta” per aiutarmi
- chiamo i miei amici…Mark…Hans…Karl…no, dovrebbero essere in carne ed ossa
- …
CHE COSA VUOLE VERONICA? …IL DOTTORE
La risposta è semplice, inutile girarci attorno, ho bisogno di quella Persona.
Non ci sto molto con la testa, non articolo bene le parole e i pensieri; proverò lo stesso a metter giù il resoconto del colloquio e i sentimenti provati; forse non scriverò neanche in maniera molto comprensibile. La testa è vuota e piena di pensieri allo stesso tempo; piango, sto da schifo dentro, nel cuore, nell’anima, mi sento profondamente sola, insensata, inutile, mi guardo intorno e nulla è reale, il senso di Vuoto regna dentro di me, COME SEMPRE, dopo aver visto e parlato con il caro Dottore.
Prima non c’è nulla, le solite sensazioni di solitudine e pensieri di morte (per farla breve); ci sono abituata.
Si avvicina il giorno del colloquio e mi sento emozionata, viva!
Lo vedo, mi accoglie ed è l’apice: mi ricorda un qualcosa di veramente piacevole ed appagante che forse nella mia vita c’è stato ma che si è interrotto bruscamente, al quale però, di certo, sono ancora molto legata; e lui, dopo più di due anni di terapia, in questi ultimi mesi, questo ricordo me lo riporta in vita, in superficie.
(…)
Il Dottore orienta il discorso nella cura degli psicofarmaci. Gli parlo del Vuoto che lui mi lascia (le sue opzioni: “comprarlo” o trovare una soluzione al distacco; io vorrei solo stargli più vicino). Si parla anche di altro ma io dopo poco inizio ad andare in “vibrazione mentale”, vorrei che il Dottore mi prendesse tra le sue braccia, quindi non ricordo più nulla di ciò che si dice. Il Dottore parla un po’ con A.
Il colloquio dura poco ed io avverto subito, COME OGNI VOLTA, quella maledetta sensazione: non voglio lasciare il Dottore, non in quel momento, non subito, tra un po’…
E così avviene. Mi fissa il prossimo appuntamento quindi lascia me ed A. nel suo studio per un po’ mentre lui esce. Parlo con A., gli riferisco del senso di abbandono che percepisco in quel momento, come sempre accade, quindi piango; poi il Dottore rientra e mi dice che non posso far così ogni volta, come un bambino. Io prendo in mano il mio orsacchiotto, mi “abbraccio” con lui e annuisco. Riferisco che è sempre stato così, sin da piccola, solo che mai nessuno ha chiesto a Veronica il perché di questo comportamento; quindi, allora, pensai che facendo la “dura” mettendo un muro tra me e il resto del mondo non avrei più sofferto: era solo l’inizio di una lunga e amara sofferenza interiore, la costruzione involontaria della voragine, mai capita da nessuno in casa.
Il Dottore mi ha detto che se io mi fido di lui non devo avere questa reazione perché so che lo rivedrò visto che mi da degli appuntamenti certi (spero si capisca ciò che realmente lui ha detto).
Gli ho chiesto quale fosse la “diagnosi”. La risposta del Dottore: Disturbo di Personalità “non meglio specificato”.
Io gli rispondo che forse è incompleta, che c’è dell’altro ma che ora non riesco a riferirlo. Mi consiglia di “studiare” e riportargli i miei dubbi al prossimo colloquio.
Ha veramente importanza per me sapere ESATTAMENTE il nome? Non lo so…forse si perché quando sto bene di testa posso essermi d’aiuto,….forse no perché spesso sapere il nome non mi aiuta a stare bene, perché comunque DA SOLA non so che cosa fare (come oggi).
Ore 17.55 – Quant’è passato? A. è in garage, io a casa. Silenzio, nulla, nessuna idea che passa per la mia mente e “curativa”; ancora sto male. Non vedo l’ora di parlare con la Dottoressa venerdì, cioè dopo domani, cioè tra un giorno e mezzo circa, cioè tra non molto (così va meglio, come si direbbe ad un bambino che ancora non ha la cognizione del tempo).
Ps.: ho lasciato al Dottore la cornice “Orsi” che ho fatto; l’ha apprezzata, sono contenta.
Ore 19.06 – Ho trascritto degli appunti in un foglio per il colloquio di venerdì con la Dottoressa e in un altro per il colloquio con il Dottore il primo settembre.
Aver “organizzato” le idee per gli incontri mi fa stare un pochino meglio, ma solo un po’. Cioè è come se le avessi “fissate” per non dimenticarle. In due fogli distinti, perché con il Dottore parlo degli psicofarmaci e di questioni più “tecniche” circa la mia situazione ed eventuali dubbi in materia psichiatrica, con la Dottoressa parlo di questioni “pratiche” per andare avanti in questa mia triste vita. Come vuole il Dottore che ha deciso la divisione dei ruoli. Mi sono entrambi molto utili e posso ritenermi fortunata per aver trovato alla prima botta uno psichiatra bravo, empatico e paziente con me che ha saputo trovare una dottoressa che lo è altrettanto per le psicoterapie. Una delle poche fortune nella mia vita, dopo A.
Spero solo che loro due si parlino perché, spesso, io sento che è come se i discorsi che posso fare con uno e con l’altra s’intersechino ed è come se li dovessi poi ripetere ora ad uno ora all’altra (potevano venirmi dei discorsi più contorti???...lasciamo perdere…).
Più tardi niente cena per me: non è necessario mangiare, ho altro per la testa.
Non è come quando avevo lo stato euforico, un lato del disturbo bipolare che non mi faceva né mangiare né dormire, quando non ero fortemente depressa, questa volta non c’entra. Lo stato è costante verso il basso, come sempre. Non mangio perché ora non è quello che vuole Veronica, lei non ha fame, non fame di cibo, come da piccola che la forzavano a mangiare quando lei non aveva la benché minima fame.
Mi sforzo di ricordare il perché, ma ero veramente troppo piccola; i flash di ricordi che ho sono caratterizzati dal trauma: cibo lanciato verso di me, isterismo di mia madre con eccessiva preoccupazione per la mia inappetenza, continui incontri con la pediatra che consigliava di non preparami per nulla il piatto. Ma che ci andava a fare se poi non seguiva il consiglio? “Non posso mettermi a tavola con Veronica senza piatto” diceva “mi fa brutto”….ancora una volta il suo egoismo ha prevalso su tutto.
Veronica necessita di contatto umano vero, reale, sincero…qualcosa che viene prima del cibo, prima della “fase orale”.
Dopo cena, di nuovo in giro per ***."

"Run" AIR (Talkie Walkie) - 2004


video by Fingerbibs


"Giovedì 20 agosto 2009

Ore 9.20 circa – Questa mattina non mi sono svegliata bene, come ho aperto gli occhi subito il pensiero, istintivo ed automatico, al Dottore, pure prima di essere del tutto sveglia, pure prima di andare in bagno, pure prima della colazione…Non è possibile, ancora il Vuoto di ieri lo sento, non se ne va! Mi manca…ma perché? Oh lo so perché ma…all’improvviso, questi mesi? O è stato così sin dall’inizio col Dottore? Confusione totale…
COSA VUOLE VERONICA? STARE CON IL DOTTORE, CON QUELL’UOMO RASSICURANTE E PROTETTIVO
Ignoro la situazione non terapeutica che si verrebbe a creare, salvo l’abbandono! Oh no, ne morirei!
Ore 10.20 circa – Telefono al Dottore, non risponde. Telefono alla Dottoressa e riferisco di questo Vuoto persistente da ieri; le comunico che il Dottore riporta in vita una sensazione appagante che probabilmente nella mia vita c’è stata e che è stata interrotta bruscamente. Mi risponde che questa cosa è buona, cioè che è un passo avanti, un elemento in più. Poi le dico che li vorrei vedere, lei e il Dottore, fuori dall’ospedale ma lei mi dice che non sarebbe terapeutico e che comunque non si può mai dire ciò che accadrà o come sarà l’evoluzione della mia situazione. Le parlo ancora un po’, poi ci salutiamo a domani. Le dico che sono contenta di averla sentita.
Mangio…mangerò poco…non mangerò per nulla? Perché di nuovo questi quesiti assurdi? Non ho la benché minima idea di tornare nel vortice del non-sapere-se-ho-fame-veramente con il calcolo forsennato delle calorie annesso. E’ vero che oramai non sarebbe neanche tanto difficile, so le calorie di innumerevoli cibi, semplici e non, da fare il calcolo così a mente velocemente senza annotare e consultare nulla; potrei nutrirmi con 700 kcal senza problemi di tenuta conto. Lo farò? Perché mai? Cosa mi dice il cervello ora? Ok intanto tracanno una birra, e sono solo le 11.30.
A. guarda l’atletica in tv, io scrivo e leggo contemporaneamente (mi piace fare più cose insieme, la mia mente lo gradisce, sempre che non sia concentrata su qualcosa di troppo impegnativo).
Ancora quattro giorni di non lavoro, oggi compreso, e poi non lo so, il lavoro non è una mia priorità adesso.
Lunedì stamperò queste pagine e lo darò alla Dottoressa, sempre che le possa leggere.
Segno? Va bene lo faccio, scrivendo di getto non ho tempo per pensare.
Colazione: mezzo litro di latte circa, un po’ di Special k, caffè.
Merenda: una Heineken
Pranzo: una mozzarella, zucchine cotte, uva e caffè.
Non posso sempre bere il mio frullato, poi da lunedì sarà quasi un obbligo visto che mi fa star bene, mi rilassa e mi protegge quando so che il pomeriggio lavoro (e non posso mangiare cibi troppo complicati, nutrienti, grassi…il frullato è perfetto, il giusto equilibrio tra appagamento nutritivo-sensoriale-gustativo).
…NO NO!!! Ricominciamo??? Mangerò poco, pochissimo, le solite cose per non dover annotare sempre quello che mangio, che dovrà essere poco (non lo so neanche io il perché…).
OSSA: struttura semplice, che si tocca; mi rassicurano…
Torniamo alle scatole di diazepam: a quanto siamo? Occhio e croce poco più di un grammo. Sarà sufficiente?
ASPETTA! La  Voce chiede pazienza da parte mia…
Ore 16 circa – Mi telefona mio padre: tra un’ora viene a portarmi i quadri che feci col vetro nel lontano 1999. Non sono felice di vederlo, o forse si…Di una cosa sono sicura: lui non è il padre che la mia mente ha avuto in questi anni…Ok smetto…non posso scrivere, piango troppo…
Vorrei parlare col Dottore mio! Oh lui si che ora saprebbe come confortarmi! Provo a chiamarlo…non risponde (Ovvio! Veronica guarda che ora è!).
Ho paura, non voglio che venga a casa. Semplice, faccio finta di nulla…mi dissocio…
Vado a bermi una Beck’s…un’altra e un’altra ancora…
Probabilmente salterò la cena.
Continuo.
“Vero sfogati! Scrivi tutto quello che ti passa per la mente ORA!” dice Mark.
Mah…soliti pensieri, uno fondamentale: VORREI ESSERE MORTA.         
Andrei a prendermi tutto il diazepam…ma no, oggi non me la sento, non è il momento.
Ora la voglia di vedere e stare vicino al Dottore supera il desiderio di morte.
(BRAVO DOTTORE CI STAI RIUSCENDO!).
Segno col pennarello nero le braccia, il braccio, quello destro. Segno le vene, ottimo calmante, così, se sarà, non andrò alla cieca.
Mio caro Dottore, dove sei? Ho bisogno di te!
Amici miei, aiutatemi vi prego…al Vuoto di ieri che ancora permane dentro di me, si è aggiunto un senso di impotenza, di rabbia…sto precipitando…
DER TOD! DER TOD! DER TOD! DER TOD! DER TOD! DER TOD! DER TOD! DER TOD! DER TOD! DER TOD! DER TOD! DER TOD! DER TOD! DER TOD! DER TOD! DER TOD!...
Ore 18.14 – Se ne è andato. Solito dialogo, sterile…e intanto piango sopra le mie “Opere di vetro”, fragili come me. Vorrei scomparire, andar via come non fossi mai esistita.
Vado a farmi una doccia, a diventare tutt’uno con l’acqua.
Prese  n.3 cpr di Vatran.
Torno dai miei libri.
Ore 18.40 – n. 3 cpr di Vatran
Per cena, non tocco nulla. Il Vuoto non può essere colmato col cibo."


Diet weight loss

lunedì 8 marzo 2010

21 - Frammenti di diario

"Venerdì 14 agosto 2009


A. mi sveglia perchè piangevo molto ed ero agitata. Mi riaddormento accanto a lui...
  

Questa giornata è iniziata estremamente male; mi auguro con tutto il cuore che non si avveri nulla di ciò che ho sognato (non credo che descrivendo i sogni sia riuscita a trascrivere la vera sensazione di paura e angoscia provati. Piangevo molto, anche nella realtà).
Ore 12 – una birra
VUOTO.
E il pensiero corre al Dottore automaticamente.
Serata a ***, in giro per  varie feste.
Avverto la fine.


Sabato 15 agosto 2009

Tutto cambia intorno a me senza che me ne renda conto.
(…)
Ore 18 – Giornata tranquilla, sono felice di aver fatto la cornice per il Dottore, spero l’accetti, mi farebbe piacere.
Ho visto l’Ispettore Derrick, il 9 parto per Monaco.
Dopo cena di nuovo a ***. Tutto mi è estraneo senza volerlo.


Domenica 16 agosto 2009

Iniziata cornice “Fiori”. Se mi viene bene la regalo alla Dottoressa (riprende la fantasia del suo anello).
Questo mondo non mi appartiene, ma in ferie lo percepisco meno.
Vorrei parlare con i miei Dottori. Mi mancano molto…


Lunedì 17 agosto 2009

Estate condita di birra…in casa.
Numero tre birre, la mia cura quotidiana allargata. Mi fa aumentare la concentrazione. Come farò quando dovrò tornare a lavorare?
Ore 11.30 – Preparo le melanzane per cena, A. è al mare. In seguito completo la cornice “Fiori” con la testa piena di birra: mi sembra venuta bene, posso regalargliela, spero l’accetti.
(…)
Che estate strana…niente mare, tanta birra, pensieri suicidi, come a quattordici anni.


Martedì 18 agosto 2009

Avere in casa tutte le finestre aperte mi agita. Odio l’estate.
Un’estate senza mare, dentro al mio mondo con fiumi di birra.
Domani vedo il Dottore…"
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